L’uscita ordinata dallo zapaterismo

Dalla settimana prossima, con l’addio di José Luis Rodríguez Zapatero alla politica, finirà lo “zapaterismo”, una variante laicista del socialismo europeo, che ha trovato il suo nucleo “ideologico” nel rifiuto del compromesso su cui era stata costruita la transizione pacifica dalla dittatura franchista alla monarchia democratica. All’oblio sulla Guerra civile ha sostituito la “legge sulla memoria storica”.
21 AGO 20
Immagine di L’uscita ordinata dallo zapaterismo
Dalla settimana prossima, con l’addio di José Luis Rodríguez Zapatero alla politica, finirà lo “zapaterismo”, una variante laicista del socialismo europeo, che ha trovato il suo nucleo “ideologico” nel rifiuto del compromesso su cui era stata costruita la transizione pacifica dalla dittatura franchista alla monarchia democratica. All’oblio sulla Guerra civile ha sostituito la “legge sulla memoria storica”. Alla collaborazione tra stato e chiesa ha sostituito le leggi sull’aborto facile anche per le minorenni, il divorzio ultrarapido, il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Al bilanciamento federalista ha sostituito una confusa e costosa politica di elargizioni.

La crisi economica ha costretto lo zapaterismo al commissariamento tedesco – che peraltro non ha evitato l’acuirsi della disoccupazione, oltre il 20 per cento da più di un anno. C’erano le condizioni per una rottura traumatica, ma nessuno, né dall’opposizione né dallo stesso Psoe, ha voluto maramaldeggiare. I popolari, pur mantenendo le critiche alle leggi laiciste, hanno puntato quasi solo sulle misure economiche necessarie in chiave europea. La chiesa, che aveva radunato grandi folle contro Zapatero, non ha alzato la voce contro lo sconfitto. Così la democrazia spagnola ha archiviato una fase di radicalizzazione, senza sostituirla con una contraria. Si va a votare.